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La quiete dopo la tempesta

La quiete dopo la tempesta - Diritto di Replica

Urge uscire dalla sfiducia e dalla rassegnazione che sta avvolgendo la città.

 

 

La “quiete dopo la tempesta”, sembrava che da un momento all’altro doveva succedere chissà che cosa e adesso… tutto tace, o quasi!. Com’è strana la nostra città, si passa improvvisamente da un eccesso, ad un altro.  Licata è questa: sanguigna e passionale per qualche giorno; sonnacchiosa ed indolente per il resto del tempo.

 

Fino a pochi giorni fa: si promuovevano scioperi, si propagandavano manifestazioni, si consumavano fiumi di parole nelle tv locali e sulla carta stampata; nei blog e sui social network si affollavano post ed interventi di indignazione sull’assurda situazione in cui è precipitata Licata. Adesso sembra sia calato il silenzio. 

 

Eppure la città continua ad avere un primo cittadino a cui viene impedito dalla magistratura di mettere piede nel territorio che dovrebbe amministrare; una giunta di assessori semi sconosciuti, che ci fanno sapere poco o nulla, di ciò di cui si stanno occupando o su quali indirizzi si stanno muovendo.

 

Sono trascorsi ormai due mesi dall’insediamento di questa nuova giunta,  “abbastanza tecnica”, a cui il nostro Sindaco ha affidato la riscossa della città (dopo aver passato - parole sue - i primi 18 mesi a “scherzare” insieme ai precedenti assessori)  e non si capisce se: il problema dei cumuli di spazzatura per le strade della città si stia avviando a soluzione definitiva, e come; quando e come l’acqua reflua sarà  a disposizione dei nostri agricoltori; con quali progetti e  quali strategie si sta predisponendo il Piano Integrato di Sviluppo Urbano; con quale aggregazione di comuni e con quali iniziative operative, si intende partecipare alla costituzione dei Distretti Turistici. Non si sa ancora nulla delle questioni legate: al consuntivo 2008; della quadratura del bilancio del 2009; Se, e come eventualmente, si è provveduto alla sistemazione degli equilibri di bilancio;  se è terminato il pesante scambio di accuse fra amministrazione e dirigenza; quali sono le motivazioni che hanno spinto un neo assessore, in polemica con i colleghi dopo appena un mese dalla sua nomina, a dimettersi. E ancora: perché  dopo  tanti mesi impiegati per partorire le stesse linee guida già indicate dalla precedente amministrazione, la revisione del P.R.G. è ancora ferma al palo?

 

Tanti, troppi interrogativi, ancora senza risposta e di cui la gran parte dell’opinione pubblica sa poco o nulla. Un’opinione pubblica sicuramente poco partecipe alla vita della comunità, per gran parte disillusa e diffidente, facile preda dei seminatori di veleno e dei pessimisti cosmici di turno.

 

No! Non si può restare silenti. Urge uscire da questo torpore, scrollarsi di dosso questo fatalismo piagnone e ricominciare a fare ognuno la propria parte.

 

I partiti e la politica si riapproprino del loro ruolo. Non c’è più un consiglio comunale? C’è in atto una violenta campagna di delegittimazione, di caccia alle streghe? Poco importa, chi ha la coscienza a posto non si può intimidire e non si deve lasciare intimidire da nessuno…

Si ritorni a parlare di politica nelle sedi di partito. Si discutano i problemi e si suggeriscano le soluzioni, si confrontino le idee, i progetti e le azioni da mettere in campo per non far morire la città; e chi ha voglia di spendersi, di dare il proprio fattivo contributo, che lo faccia, senza remore e senza bisogno di “sputare” indistintamente addosso a chi nel tempo lo ha preceduto.  

 

Altrettanto debbono fare le forze sociali, le categorie produttive, il  mondo  associativo e culturale di questa città.

 

Stesso discorso vale per i rappresentanti dell’informazione locale; di quell’informazione libera e che negli anni non ha risparmiato critiche a nessuno, ma che non ha mai travalicato i confini della deontologia professionale, della civiltà, del rispetto delle regole e della buona educazione. I quali - vista l’assurda situazione politica in cui si trova la città, costretta a subire anche la presenza volgare, demagogica, aggressiva e diffamatoria di una certa pseudo informazione - sono chiamati a svolgere, più di prima, il compito di fornire notizie puntuali, serie ed obiettive sull'attuale situazione politica ed amministrativa, oltre  ad essere da pungolo per stimolare il dibattito e il confronto sociale.        

 

Riappropriamoci del diritto-dovere di essere cittadini attivi e partecipi del destino della città. Specialmente dopo aver preso atto che Graci, non ritiene un dovere democratico, un atto d’amore verso la “Sua” città, rassegnare le dimissioni dalla carica di primo cittadino, nonostante: lo scioglimento del consiglio comunale a seguito delle dimissioni di massa dei suoi rappresentanti, compresi una buona parte di quelli eletti nelle sue liste; il forzato esilio, che da oltre tre mesi lo tiene fuori da Licata; la recente richiesta di rinvio a giudizio per corruzione aggravata; il dissenso ormai diffuso nella stragrande maggioranza della popolazione.

 

Prendiamo esempio dai giovani del comitato spontaneo nato su facebook con il significativo nome di “Mettiamoci la faccia”, che non accettano, né vogliono rassegnarsi di vedere Licata sprofondare sempre più in basso, ogni giorno che passa. Ricominciamo a fare ognuno la nostra parte, mettendoci non solo la faccia, ma anche il tangibile e fattivo impegno per ridare a questa nostra amata città la dignità perduta.

 

Licata li, 7 marzo 2010

Angelo Biondi  

 

16/03/10 commenti (0)