La tragedia di Favara porta alla drammatica ribalta un problema troppo spesso dimenticato e poco presente nell’agenda delle priorità delle pubbliche amministrazioni: l’abbandono dei centri storici delle città del Sud.
Nella nostra provincia, prima di Favara, si erano di recente registrati crolli ad Agrigento, Sciacca, Siculiana, Porto Empedocle, Racalmuto, mentre allarme, preoccupazione, transenne ed ordinanze di sgombro hanno interessato tutti gli altri Comuni. Oggi, tutti ci siamo accorti che i vecchi centri storici scricchiolano inesorabilmente. Adesso sono in tanti a chiedersi: “Perché in Sicilia e nella nostra provincia si è scelto di abbandonare i centri storici delle città, quando in altri posti d’Italia sono proprio i centri storici a fare da traino all’economia locale?”
Sicuramente dalle nostre parti è mancata nel tempo una politica incentivante, capace di invogliare gli abitanti degli antichi quartieri a restare nelle loro case. E’ mancata una pianificazione urbanistica e un sistema di agevolazioni fiscali e di sostegni economici tali da consentire ai proprietari di rendere più confortevoli e vivibili quelle case, frenando così il continuo abbandono, lo spopolamento e l’esodo verso i più moderni alloggi e le tante case popolari che venivano costruite nei nuovi quartieri periferici.
Anche a Licata l’allarme crolli, l’abbandono, il degrado, la fatiscenza delle abitazioni, nell’antico centro urbano della città, sono un problema di grande attualità. Negli ultimi anni non sono state poche le ordinanze di pericolo o di demolizione emanate dall’Amministrazione Comunale. In più di una occasione si è dovuti intervenire in sostituzione dei proprietari, decine di eredi sparpagliati per il mondo, difficilmente raggiungibili e spesso introvabili.
A tal proposito mi sovviene in mente la polemica, aspra ed ingenerosa portata avanti da più parti fino a pochi mesi fa, sugli espropri di alcune fatiscenti abitazioni ad opera di due cooperative edilizie obbligate dal nostro Comune (a seguito di un’apposita Delibera di Consiglio Comunale) a realizzare il loro programma costruttivo agevolato all’interno del centro storico; recuperando e riqualificando quelle case dirute, fatiscenti ed abbandonate censite nel progetto del piano di recupero del centro storico approvato nel 2002.
Prima di entrare nel merito di detta questione, è bene fare un passo indietro per meglio comprendere il problema degrado e allarme pericolo, anche nel nostro centro storico. Appena insediati nelle funzioni amministrative siamo stati immediatamente messi di fronte al problema crolli ed igienico sanitario, derivanti dalle abitazioni pericolanti o divenute, per lo stato di abbandono, deposito di rifiuti e ricettacolo di animali di ogni genere. Quasi quotidianamente si ricevevano segnalazioni, lamentele e proteste da parte degli abitanti, per lo più anziani, ancora presenti in quei quartieri per le situazioni sopra descritte.
Oltre ad eseguire i necessari interventi urgenti allo scopo di garantire l’incolumità e ripristinare la sicurezza, come amministrazione ci siamo posti il problema di cosa fare per fermare il continuo abbandono dell’antico centro storico. Fra i primi provvedimenti abbiamo deliberato il totale sgravio dei tributi e delle imposte I.C.I., T.A.R.S.U., Oneri di Urbanizzazione e cambio di Destinazione d’Uso per tutti gli interventi di ristrutturazione di immobili sia ad uso abitativo che commerciale (provvedimento che dovrebbe essere ancora in vigore). Sono seguiti i provvedimenti di concessione di mutui a tasso zero pagabile in quattro anni, e successivamente da contributi a fondo perduto, per il rifacimento dei prospetti e per la creazione di attività di Bad end Breakfast.
Iniziative che hanno dato qualche risultato, ma non sufficienti o sufficientemente utilizzate per un significativo rilancio dei quartieri storici.
Si rendeva necessario un ulteriore e più incisivo provvedimento che desse il chiaro indirizzo del rilancio, del risanamento e della volontà di rivalutare il nostro centro storico sia dal punto di vista abitativo che commerciale. L’occasione si presentò con la richiesta di alcune cooperative per la realizzazione nel nostro Comune di alloggi residenziali, mediante piani di edilizia agevolata. Si intravide subito l’opportunità di indirizzare detti programmi costruttivi al recupero del vasto centro storico e si provvide immediatamente ad impartire la direttiva per approntare la necessaria delibera consiliare al fine di attuare tale obbiettivo. Il Consiglio Comunale nella sua interezza (al di là di qualche singolo pentimento postumo), colse subito il significato e la portata storica di una simile delibera, con la quale si sarebbero raggiunti ben tre importanti obbiettivi: 1°- La rinascita e la rivitalizzazione del centro storico, oltre al risparmio per le casse comunali continuamente sollecitate da impegni di spesa per interventi urgenti di eliminazione di pericolo; 2°- Il proliferare di ulteriore cubatura abitativa in terreni liberi e l’impiego di ulteriori risorse finanziarie per le necessarie opere di urbanizzazione primaria dei nuovi quartieri; 3°- La grande prospettiva di lavoro per il comparto edilizio, nel momento in cui si fosse aperta la via del recupero e della ristrutturazione delle migliaia di abitazioni presenti nel centro storico.
Purtroppo, per vari motivi, i primi due programmi costruttivi, indirizzati al recupero e alla rivitalizzazione del centro storico e che avrebbero fatto da apripista ad altre iniziative similari, non sono stati concretizzati. Non solo, ma hanno innescato una feroce polemica, strumentalizzata e cavalcata ad arte dai soliti seminatori di calunnie che vedono il malaffare in tutti gli atti, espletati dalla pubblica amministrazione. Per la cronaca, c’è da dire che le suddette cooperative edilizie non hanno accettato di buon grado l’obbligo di realizzare parte delle abitazioni, previste dal decreto di finanziamento agevolato di cui erano in possesso, nel nostro centro storico; anzi hanno cercato fino all’ultimo di evitarlo e qualcuna fra le richiedenti, ha addirittura rinunciato a proseguire nel progetto. A tal proposito, mi chiedo se i proprietari delle abitazioni fatiscenti individuate nei programmi costruttivi, oggetto di proteste e ricorsi, si stiano preoccupando di recuperare dette proprietà ora che è tramontato, per scadenza dei termini, l’intervento delle cooperative edilizie?
Per non farla troppo lunga e considerato che a mio avviso, in mancanza di ingenti finanziamenti da parte dello Stato, l’unica possibilità data alle Amministrazioni Comunali per evitare il totale abbandono e l’irreversibile degrado dei centri storici, sia quella di perseguire con assoluta determinazione le iniziative sopra descritte e già adottate in precedenza dal nostro Comune. Iniziative coraggiose e in alcuni aspetti uniche e storiche, alle quali, per quanto riguarda il centro storico di Licata, potrebbero aggiungersi ulteriori incentivi, come ad esempio: l’estensione dello sgravio tributario I.C.I. e T.A.R.S.U. a quanti caparbiamente sono rimasti in quei quartieri; il rifinanziamento del capitolo per la concessione di contributi a fondo perduto, esclusivamente per il rifacimento dei prospetti, esteso anche al consolidamento dei fabbricati del centro storico; la riproposizione della concessione di contributi comunali per la creazione dei B&B, estesa anche alla tipologia delle case albergo solo per le case ricadenti in quei quartieri. Continuando con il consentire il rilascio di alcune tipologie di licenze commerciali. in atto bloccate, a condizione che gli esercizi vengano aperti in locali del centro storico. Infine attuare una forte azione politica per spingere l’Istituto Autonomo Case Popolari ad avviare una specifica programmazione per la realizzazione di nuovi alloggi di edilizia sociale recuperando esclusivamente il patrimonio di fabbricati in atto fatiscenti dei quartieri di San Paolo, di Santa Maria e della Marina.
Licata li, 26.01.2010 Angelo Biondi



